Buco di Viso, ecco dove e perchè nel 1480 si scavò il primo tunnel delle Alpi

Al cospetto del Re di Pietra, il Monviso, è stato riaperto nell’autunno 2014, dopo un’estate di lavori per il recupero dell’opera, il Buco di Viso, ovvero il primo tunnel realizzato nelle Alpi 534 anni fa, nel 1480 dal Marchese di Saluzzo, Ludovico II, dopo che il Parlamento di Grenoble – ascoltati in segreto vari testimoni – e il Re di Francia, Luigi XI, si furono convinti dell’utilità dell’opera. Quando con picconi e scalpelli – la polvere pirica non era ancora utilizzata nelle miniere ma soltanto per sparare– gli uomini scavarono questo tunnel di un centinaio di metri lavorando su due fronti, l’Europa e Cristoforo Colombo non avevano ancora scoperto l’America (avvenne soltanto 12 anni dopo), il genio Leonardo da Vinci aveva da poco ricevuto il primo incarico pubblico, Galileo Galilei – il padre della scienza moderna – non era ancora nato. Ma perché sul finire del Medioevo un piccolo Stato come il Marchesato di Saluzzo aveva pensato un’opera così enorme e innovativa? Per il sale. Il sale, infatti, era fondamentale per la conservazione dei cibi e per arricchire e completare l’alimentazione del bestiame allevato nella zona. Questo bene primario preziosissimo arrivava dalla laguna di Berre, nei presi di Marsiglia: non a caso nel gergo dei contrabbandieri della Valle Po il sale si chiama ‘bera’. Per via fluviale veniva trasportato fino al lago di Savine, attraversando la valle de la Durance. Quindi, attraverso il Queyras, arrivava al Marchesato di Saluzzo.
Il passaggio da qui era insomma strategico per evitare le tasse, i dazi, imposti a nord e sud dal Ducato di Savoia e dal Delfinato. Non solo: c’era anche un questione legata al tempo, in entrambe le accezioni del termine. Infatti, il Buco di Viso permetteva di risparmiare da tre giorni a tre settimane nel viaggio da Grenoble a Saluzzo, rispetto al passaggio da Monginevro o Moncenisio. Ma permetteva anche di compiere viaggi – per noi epici, certamente, ma allora possibili – anche in inverno, con condizioni atmosferiche particolarmente rigide, con neve abbondantissima che rendeva il transito dal Colle impossibile o pericolosissimo.
Queste zone, ricche di percorsi e sentieri che compongono il Gran Tour del Monviso sono molto apprezzate dal turismo naturalistico europeo, più ancora che da quello italiano (purtroppo). Le opportunità di scelta sono moltissime e per tutte le possibilità, ma certamente tutte straordinarie. Una giornata trascorsa sui sentieri che portano ai 2882 metri del ‘Buco’, poco sotto il Colle della Traversette (2950 m) e leggermente a nord del Monviso, è un’esperienza a metà tra l’immersione in un documentario e in un racconto sul Medioevo.
Siamo all’interno dell’area transfrontalieri riconosciuta dall’Unesco quale Riserva della Biosfera, tra Parco del Monviso (ex Parco del Po cuneese) e Parco del Queyras (sul versante francese). Si parte dalle sorgenti del Po a Pian del Re, qualche chilometro oltre Crissolo, e salendo sul sentiero perfettamente mantenuto e segnalato, oltre a panorami sensazionali e selvaggi, si possono ammirare camosci e stambecchi, uccelli di ogni taglia e colore, persino ermellini.
La marcia è lunga (oltre 3 ore per gli escursionisti ‘normali’) e abbastanza impegnativa fisicamente, ma facile per quello che riguarda le difficoltà del percorso. Gli occhi e l’anima si riempiranno di bellezza e la natura vi avvolgerà completamente. Ma sarà impossibile anche frenare lo stupore per quello che l’uomo è stato in grado di realizzare in un’epoca così lontana.
La storia dell’uomo e la natura al massimo splendore: qui le vivete entrambe. Nella gallery fotografica trovate alcuni – pochi – scorci di quello che potrete vedere salendo al Buco e la traversata del tunnel, con l’uscita e il colpo d’occhio sul Queyras.
I lavori, sovrintesi e controllati da esperti di botanica e fauna, sono stati il risultato di un progetto che ha visto collaborare la Regione Piemonte, l’Ente di Gestione delle aree Protette del Po cuneese, il Parc regional du Queyras, la Rserve nationale Ristolas-Mont Viso, i Comuni di Crissolo e Ristolas, i gestori dei rifugi alpini prossimi ai versanti interessati, il Club Alpino Italiano.

BViso100

8 pensieri su “Buco di Viso, ecco dove e perchè nel 1480 si scavò il primo tunnel delle Alpi”

  1. Nel 1450 una peste aveva dimezzato la popolazione facendo crollare il consumo di vino, pertanto il Pertus del Viso serviva anche al trasporto del vino nel vicino Quejras dove veniva scambiato con manufatti di lana e prodotti caseari. Trasportati questi prodotti verso le zone costiere della Francia, servivano come merce di scambio con il sale.
    Giusto far rilevare l’antichità del manufatto che non andava recuperato con il cemento armato (un vero e proprio obbrobrio) che serviva a togliere dall’isolamento alla valle Po, permettendo all’alleato francese di intervenire nelle diatribe contro i Savoia.

  2. A realizzazione avvenuta dal Buco di Viso transitava ogni genere di merce ma il sale, dato il suo l’elevato valore che aveva a quell’epoca, è stata la componente che ha fatto alzare l’ago della bilancia per l’approvazione del progetto da parte del governo d’oltralpe. Altrimenti il progetto non sarebbe stato realizzato, non dimentichiamo che la richiesta arrivava dal marchese di Saluzzo Ludovico II.
    Sono perfettamente d’accordo che serviva ad evitare dazi e che con il Buco si accorciasse il percorso, un po’ meno sul fatto che permettesse il transito anche con neve abbondantissima. Il tunnel è stato costruito per evitare gli ultimi tratti del sentiero che sono molto aerei e in caso anche di poca neve o di ghiaccio diventano pericolosi per gli uomini, figuriamoci per i muli. Con qualche metro di neve credo comunque che non si salisse ai 2882 metri dell’ingresso del tunnel.

  3. Confermo che a Giugno 2 gg me li faccio al Buco di Viso…
    Complimenti per la Notizia grazie e auguri…..
    Salve a tutti dello staff….

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