Il mondo ha ‘scoperto’ la Monument Valley meno di un secolo fa: grazie a un pioniere, a un fotografo e a John Ford… Ecco la storia

MonumentValley108Questa è la storia di Harry Goulding e di sua moglie Leone detta ‘Mike’. Il mondo conosce il west (e il genere western) grazie ad alcune immagini chiare e precise, tipo quella che fa da copertina a questo articolo. E’ la Monument Valley, altopiano desertico caratterizzato da formazioni (guglie, archi, pinnacoli ecc… i monumenti, appunto) in arenaria rossa, che sorge nell’area a cavallo tra sudest dello Utah e nord dell’Arizona, circa 100 chilometri da Kayenta, la città più vicina. E’ uno dei (molti) luoghi incantevoli dell’immenso ovest americano. Luoghi che ti lasciano senza fiato per la potenza, l’irraggiungibile bellezza e la sensazione di assoluto che la natura ti trasmette. Solo rispetto e ammirazione di fronte a un simile spettacolo. E questa meraviglia è nota al mondo grazie a loro: Harry e ‘Mike’, una coppia che qui si insediò a metà degli Anni ’20 del ’900, che visse allevando pecore (come i Navajo, il popolo indigeno che ancora oggi amministra in maniera indipendente tutta l’Arizona nord-orientale) e soprattutto aiutando gli abitanti dei villaggi locali a curarsi e a campare con la vendita dei loro manufatti in argento (bracciali, orecchini, oggetti vari), lana (tappeti soprattutto) e/o turchese. Per gli italiani appassionati di fumetti, Harry è chiaramente un parente molto stretto di Tex Willer, l’eroe della frontiera che diventò – nella finzione fumettistica – capo bianco dei Navajos, che ebbe un figlio (Kit) da una donna indiana (Lilith), che visse (sempre nella fantasia, eh) precisamente in quei luoghi e con quelle genti, preoccupandosi della difesa loro, dei loro diritti e dei più deboli in generale: cambia soltanto l’epoca dei fatti, quelli reali si

L'interno del trading post che i Goulding fondarono negli Anni '20 del '900
L’interno del trading post che i Goulding fondarono negli Anni ’20 del ‘900

svolgono tra Anni ’20 e ’30, quelli riferiti nel fumetto (che è comunque perfetto nella ricostruzione di luoghi, usi di vita, fatti e personaggi storici) si riferiscono grosso modo agli Anni ’60-’70 dell’800.
Scopriamo brevemente la strordinaria storia di Harry Goulding. Nato a Durango, nel sudovest del Colorado, nel 1897, da una famiglia di allevatori di pecore, ha lasciato la sella e il cavallo solo per combattere in Europa durante la Prima Guerra mondiale. Harry viene descritto come tipo di poche parole, gran cuore, grande forza e grande coraggio. D’altra parte: come potrebbe essere uno che nel 1923 va a vivere insieme alla moglie ‘Mike’, con una tenda di pochi metri quadrati, attrezzature, cavalli e nient’altro nella Monument Valley, ovvero un luogo che sino a quel momento era sostanzialmente sconosciuto a tutti, tranne ai Navajos, ai soldati che di lì li avevano cacciati (insieme al vero Kit Carson: terribile coincidenza sempre per chi ama Tex Willer) prima che fosse concesso loro (1868) di tornare a vivere nei luoghi ancestrali, a qualche pastore e cacciatore di pelli?
Vivendo lì e lavorando a stretto contatto con i Navajo per fornire loro beni di prima necessità e medicine, scambiandoli o aiutando a rivendere la produzione artigianale dei nativi, Harry e sua moglie conquistarono la fiducia della popolazione indigena. Così quella tenda divenne un trading post, luoghi dove si acquistano e vendono o scambiano beni. Nel 1928 Harry costruì, con l’aiuto di Bert Davis, un cacciatore di pelli che operava nella zona, un piccolo edificio (oggi ospita un Museo) con al piano terra locali per il trading post e al piano superiore l’abitazione.

I Navajos ancora oggi vivono di pastorizia (e turismo) nella Monument Valley
I Navajos ancora oggi vivono di pastorizia (e turismo) nella Monument Valley

Ma arrivò la Grande Depressione. Le condizioni di vita dei Navajos, già difficili, diventarono sempre più drammatiche. Nel 1934 e nel 1936 la siccità aggravò ulteriormente le cose. A quel punto, Harry e ‘Mike’, il cui fratello faceva lo stunt man a Hollywood, decisero che dovevano fasi venire qualche idea per aiutare loro, gli abitanti della Monument Valley e quello stesso territorio. Chiesero a Joseph Muench (fotografo, tedesco di nascita, altra storia straordinaria la sua) di selezionare qualche immagine tra quelle che lui aveva scattato nella valle nel 1935, primo di tanti viaggiatori che sarebbero poi seguiti. Presero quelle foto e andarono a Hollywood: avevano sentito che le case cinematografiche erano sempre alla ricerca di luoghi adatti ai film western, in pieno boom. Si presentarono alla United Artists. Harry chiese di vedere qualcuno perchè aveva da proporre una soluzione interessante per i prossimi film western. L’impiegata che ebbe la ventura di capitargli a tiro pensò certamente che si trattasse di un pazzo. Fece presente che senza appuntamento il signor Harry Gouliding non avrebbe visto nessuno. Lui prese il sacco a pelo dall’auto, si piazzò nell’ufficio e disse che non se ne sarebbe andato senza parlare con qualche dirigente. Il compito di ascoltarlo (e poi cacciarlo, questo pensavano certamente tutti) toccò al manager che si occupava di individuare la ‘location’ adatta per Ombre Rosse (Stagecoach, titolo originale).

Sono frequenti e interessanti le incisioni rupestri nella Monument Valley, testimonianza di insediamenti antichissimi
Sono frequenti e interessanti le incisioni rupestri nella Monument Valley, testimonianza di insediamenti antichissimi

Harry gli fece vedere le foto. Costui rimase a bocca aperta, le mostrò al regista John Ford che si convinse quasi all’istante a fare della Monument Valley il palcoscenico quel film (e di molti altri nei decenni successivi).
Quel giorno è nata l’immagine di west(ern) che è scolpita nella mente di miliardi di persone.
Oggi quel trading post è un Museo (splendido), di fianco c’è un motel che discende dal motel originario in cui alloggiavano troupe e attori, di fronte c’è la Monument Valley, la casa dei Navajos.

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