Parco del Marguareis, il santuario per chi ama i fiori nel carso delle Alpi occidentali

ParcoMarguareis120Il Parco naturale del Marguareis è un gioiello incastonato nell’angolo ‘in basso a sinistra’ del sud Piemonte, in Provincia di Cuneo, incuneato tra Liguria e Francia. Siamo sulle Alpi Liguri, l’area si sviluppa attorno al massiccio del Marguareis. Chiusa Pesio, il paese che si affaccia sul Parco, è 15 chilometri a sud di Cuneo. Il territorio del Parco comprende l’alta Valle Pesio e una parte dell’alta Valle Tanaro.  La sua particolare posizione geografica, altitudini alpine ma grande vicinanza al Mediterraneo, produce un clima che permette l’esistenza di una straordinaria varietà botanica, floreale in particolare: qui si effettuano studi, censimenti, ricerche da molto tempo, addirittura da secoli se teniamo conto dell’attività svolta dalla Certosa di Pesio. La ricchezza è tale che possiamo ritrovare (e ammirare sui sentieri ma anche nelle stazioni botaniche alpine come Sambucinaquella nei pressi del Rifugio Garelli) in questo ristretto territorio circa un quarto delle specie vegetali presenti in tutta Italia. Interessante anche la ricchezza dal punto di vista faunistico, con il campionario quasi completo di quelli che sono gli animali tipici delle Alpi: dall’aquila al camoscio, dal lupo al gallo forcello.
Ma un’altra caratteristica straordinaria del Marguareis è il carsismo. Questa è la più importante area carsica italiana, dopo quella all’estremo opposto delle Alpi (il Carso, appunto): lo sviluppo sotterraneo delle grotte è di circa 150 chilometri e le esplorazioni devono ancora scoprire molto di quanto l’acqua ha definito con il proprio scorrere per millenni nelle viscere di queste montagne. Insomma, siamo in un santuario non solo per i botanici ma anche per gli speleologi e gli appassionati di geologia. Uno dei fenomeni più spettacolari a cui possiamo assistere tutti, senza difficili e inquietanti discese nelle grotte, è quello del Pis del Pesio, letteralmente (dal piemontese) Piscio del Pesio. Questa definizione descrive la cascata di circa 20 metri (oltre a vari ‘spruzzi’ minori) che nel periodo primaverile – o in seguito a forti piogge – spunta letteralmente dalla montagna (come vedete nella foto di apertura di questo articolo e nella gallery) dando vita al fiume Pesio. Si tratta di Tridentataun effetto del carsismo grazie al quale acque in buona parte provenienti dalla Val Roya sul versante francese, quindi al di là dello spartiacque alpino e teoricamente destinate a finire nel Tirreno, vengono inghiottite dalla montagna carsica, scorrono come torrente sotterraneo per 4 chilometri con un dislivello di 1000 metri nelle gallerie e nei meandri interni e spuntano in questo punto finendo poi nel Tanaro, quindi nel Po e infine nell’Adriatico. Durante i periodi di magra, le acque sotterranee tornano invece alla luce presso le sorgenti perenni ubicate ai piedi della parete rocciosa, nascoste dai detriti. Quando l’acqua è abbondante, le sorgenti perenni non riescono a smaltire l’enorme flusso idrico: l’acqua risale per diverse decine di metri la rete carsica sotterranea fino a raggiungere l’ingresso del Pis, attivando la spettacolare cascata.
Lo spettacolo è davvero notevole e facilmente visibile per gli escursionisti: partenza dal Pian delle Gorre, raggiungibile in auto da Chiusa Pesio, e passeggiata tranquilla di un paio d’ore.

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Silene a cuscinetto

Tutta questa meraviglia è stata preservata nei secoli grazie soprattutto all’esistenza della Certosa di Pesio, che costituisce oggi praticamente l’inizio del Parco. La Certosa venne fondata nel 1173, quando tutti i territorio dell’alta Valle Pesio vennero donati dai Signori di Morozzo all’Ordine fondato dal San Bruno di Colonia: fu la terza Certosa in Italia. Da quel momento, i frati si occuparono di coltivare le terre e il bosco (faggio e abete bianco in particolare), preservando il territorio e mantenendolo poco antropizzato nell’alta valle. I contrasti con la popolazione, però, furono costanti e notevoli, anche molto violenti (furono vari gli assalti) proprio per il continuo espandersi dell’attività della Certosa e le conseguenti scarse risorse per gli abitanti della zona: l’unico periodo di pace vera fu quando la Certosa venne momentaneamente abbandonata tra il 1342 e il 1428. Napoleone, poi, la cancello definitivamente, come istituzione religiosa nel 1802. Da quel momento divenne albergo e stabilimento idroterapico per la nobiltà europea. Fino allo scoppio della Prima Guerra mondiale, quando l’albergo venne chiuso e la Certosa abbandonata. Venne ripresa in mano dai padri della Consolata nel 1934 ed oggi fa parte del Parco del Marguareis e costituisce una visita interessante e rilassante, con chiostri, chiesa, viali e alcune opere d’arte residue, tra le quali un affresco (nella gallery) di autore ignoto della prima metà del ‘400, che raffigura la Madonna, San Bruno, San Giovanni Battista e sei  monaci sacerdoti (senza barba) e sei conversi (con la barba): ornava originariamente una parete dell’antico mulino della Certosa.

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I ‘buffi’ Ciciu del Villar

Il Parco gestisce anche altre aree protette importanti nel territorio cuneese, soluzioni davvero per tutti i gusti: i Ciciu del Villar, a Villar San Costanzo nei pressi di Dronero all’inizio della Valle Maira; le Sorgenti del Belbo in Alta Langa;  l’Oasi Crava-Morozzo, proprio laddove risiedevano i nobili che donarono la Valle Pesio ai Certosini, tra Carrù e Mondovì;  la Riserva speciale di Benevagienna con i suoi resti di un ricco insediamento romano; la Riserva naturale delle Grotte di Bossea, splendido esempio del capolavoro creato dalle acque in queste rocce carsiche, nel comune di Frabosa Soprana.

Insomma, in questo angolo di Piemonte e della Provincia di Cuneo si possono trovare riunite insieme molte delle eccellenze che fanno grande l’Italia: arte, storia, cultura e natura ricchissima e incontaminata. Quindi, come potete non correre a visitarlo?

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