Skara Brae, il geniale design del neolitico

 

Il design nordico è al top della moda e dell’eleganza, è noto. Meno noto il fatto che questa tradizione affondi le proprie radici nell’antichità: parliamo del neolitico, circa 3200 avanti Cristo, prima delle grandi Piramidi, non di qualche secolo fa… Ironia (ma non troppo) a parte: parliamo di Isole Orcadi, a nord del nord della Scozia. Siamo sull’isola principale

(Mainland, appunto) di questo arcipelago battuto dal vento, selvaggio, estremo e bellissimo. Baia di Skaill, costa ovest. Skara Brae è un villaggio del neolitico conosciuto anche come la Pompei scozzese per la straordinaria conservazione degli edifici, composto da otto abitazioni raggruppate che furono occupate dal 3180 (datazione al carbonio) al 2500 circa a.c.
La vista del luogo ha superato ampiamente ogni mia più entusiastica aspettativa. Un’emozione straordinaria, assoluta. Lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi è strabiliante: ogni ‘casetta’ è incredibilmente completa, risulta ‘familiare’. Cioè, quello che vediamo è assolutamente riconoscibile: armadio, letto, credenze, scaffali… Ma risale a 5000 anni fa. Con una linea minimalista che sarebbe assolutamente cool, alla moda! Tutto in pietra, solida roccia scozzese. Spero di riuscire, con la gallery, a rendere l’idea di questa meraviglia assoluta, non molto conosciuta ma che vale il viaggio, senza alcun dubbio.
L’insediamento venne scoperto in modo rocambolesco e drammatico nell’inverno del 1850. Quel luogo, una collinetta irregolare conosciuta come Skarrabra su cui pascolavano le pecore, venne devastato da una terrificante tempesta che provocò 200 morti in Scozia. Quando la tempesta cessò, gli abitanti della zona scoprirono che dentro la collinetta si intravedevano delle piccole abitazioni scoperchiate, in pietra, con una stretta stradina che si snoda tra loro. William Watt, un possidente terriero di Skaill, avviò scavi amatoriali che vennero abbandonati nel 1868 (erano state portate alla luce 4 abitazioni). Nulla accadde e nessuno se ne interessò fino al 1913, quando in un weekend il sito venne ampiamente saccheggiato. Nel 1924 ancora una tempesta portò alla luce altre abitazioni e si decise, finalmente, che il luogo doveva essere messo in sicurezza e studiato. Di questo venne incaricata l’Università di Edimburgo. I lavori iniziarono nel 1927. E così si comprese meglio quella comunità di pastori che quasi certamente aveva iniziato anche a coltivare l’orzo.
Innanzi tutto, un dettaglio che ci può sembrare raccapricciante: la ‘collinetta’ era composta dai rifiuti precedentemente accumulati dalla comunità! All’interno del cumulo di rifiuti, che proteggevano dalle temperature rigide e dal vento garantendo una temperatura costante, erano state ricavate le abitazioni. Sette su otto sono praticamente uguali, in media di circa 40 metri quadrati. Disponevano anche di primitivi ‘bagni’ con un sofisticato sistema di drenaggio per scolare i liquidi fuori dall’abitato (oggi praticamente sulla costa, all’epoca no: il mare era più lontano e probabilmente c’era uno specchio d’acqua dolce nei pressi). Si suppone, in base alle dimensioni, che il villaggio potesse ospitare al massimo una cinquantina di persone. Passata una porta piuttosto bassa si accede a un ambiente unico, con al centro il cuore di ogni casa ovvero il focolare, che serviva sia per scaldare l’ambiente che per cucinare. A destra si trova un letto più grande (probabilmente per l’uomo, come si è usato alle Ebridi fino al 20° secolo), uno più piccolo a sinistra (per la donna, supposizione sostenuta sia per la tradizione citata e sia per il fatto che in alcuni di questi letti sono state trovati vasellame decorato e perline). Al fondo di ogni letto ci sono monconi di colonne di pietra che probabilmente sostenevano un baldacchino di pelliccia; quindi credenze, armadi, scaffali… Il dettaglio, tra gli altri, che più mi ha impressionato come testimonianza della ricchezza di queste abitazioni e della vita di queste persone, è la ‘vaschetta’ composta da quattro lastre di pietra (sigillate con argilla, per rendere impermeabile il contenitore) nella quale venivano conservati i molluschi (soprattutto patelle) da utilizzare come esche per la pesca! Il combustibile per il focolare era costituito da legnetti (la vegetazione è scarsa), feci animali e soprattutto alghe essiccate.
L’ottava abitazione, che non ha letti e armadi ma solo piccoli scaffali, era probabilmente il laboratorio comune, in cui gli abitanti costruivano attrezzi, a partire dalle asce.
Skara Brae è una finestra che ci permette di guardare con straordinaria chiarezza nella vita dell’uomo di 5000 anni fa. Un miracolo, una meraviglia.

Scozia111ter

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