Sulle Alpi riparte il ciclo vitale della marmotta: accoppiamenti, giochi e zuffe

Da un mese circa si è risvegliata dopo l’ibernazione invernale. E’ la marmotta, uno degli animali più diffusi e facili da osservare in montagna, un simbolo della fauna alpina che chiunque faccia una passeggiata sopra i 1500 metri può osservare. Tipica delle praterie alpine, la simpatica, buffa e bellissima marmotta vive quindi dove non ci sono più alberi, in zone erbose intercalate da massi o arbusti. Preferisce le zone più calde (per quei territori) e soleggiate. Essendo un animale sociale, sono frequenti gli avvistamenti di giochi o piccole zuffe come nella gallery – realizzata a fine aprile nella Valle Gesso della Barra, Parco delle Alpi Marittime, sulle Alpi occidentali – che potete sfogliare al fondo dell’articolo. Questo è il periodo degli accoppiamenti. Il parto avverrà poi a giugno, in tempo per consentire ai piccoli (fino a 7 per ogni femmina) di nutrirsi abbastanza per accumulare una quantità di grasso sufficiente a superare il prossimo inverno. Come sempre in natura, è questo a regolare il ciclo vitale della marmotta. Perciò si ‘svegliano’ a fine marzo-inizio aprile, anche se nelle zone in cui vivono ci fosse (e c’è, quasi sempre) ancora neve: devono accoppiarsi e far nascere i piccoli in tempo, senza rischiare di arrivare troppo ‘magri’ alla meta. Durante l’estate, quindi, la marmotta mangia e accumula grasso che servirà come ‘riserva’ di energia per quel lungo periodo (ottobre-marzo/aprile) di ibernazione, durante il quale la temperatura del corpo scende a circa 4-5 gradi e la frequenza cardiaca da 130 a circa 15 battiti al minuto. Le marmotte mangiano soprattutto fiori, germogli e bulbi, occasionalmente insetti. Le tane sono scavate nel terreno, facilmente visibili perché l’ingresso è costituito da un buco piuttosto grande e il materiale di scavo è accumulato nei pressi. Piccoli sentieri collegano una tana all’altra. Questi animali sono territoriali e le tane sono varie nella zona delle singole famiglie: quelle invernali sono più ampie (fino a 20 metri) e diverse da quelle occupate durante l’estate, che a volte possono essere costituite da un semplice tunnel di un metro.

Durante l’inverno, la famiglia – ostruito l’ingresso con terra e sassi per proteggersi dal freddo – va in ibernazione: la ‘camera’ è imbottita con materiale vegetale, i soggetti adulti stanno all’esterno del gruppo, perché più forti e in grado di produrre maggior calore; via via che si va al centro del gruppo si trovano i soggetti più deboli e giovani. Il ciclo di ‘sonno’ non è continuo, ma ogni due settimane circa c’è una fase di ‘risveglio’ (relativo) di circa 20 ore in cui la temperatura e il battito cardiaco salgono (prima i soggetti esterni, via via quelli più interno al gruppo nella tana) per poi tornare all’ibernazione.

Le marmotte vivono costantemente all’erta: qualcuno sta sempre ‘d guardia’, l’individuo che si accorge del pericolo (è facile vedere marmotte ritte sulle zampe posteriori che scrutano l’orizzonte) emette il tipico fischio di allerta, cosicché tutti possano mettersi al sicuro. Sembra esistano fischi diversi in base al tipo di pericolo: più lungo per il pericolo che arriva dall’alto (le aquile sono il principale predatore delle marmotte), più breve per il pericolo che arriva da terra (soprattutto volpi e cani pastore).

Molto visibili sono gli incisivi giallo arancio, a crescita continua.  Gli arti sono corti e forti, le unghie lunghe e forti.

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