Torino, ‘Fetta di polenta’: la strana casa che mi ha costretto a viaggiare

Fetta100La mia passione per i viaggi nasce dall’infanzia. Ricordo perfettamente la voglia irrefrenabile, direi addirittura il bisogno fisico di vedere e conoscere posti nuovi, persone diverse da quelle con cui condividevo la quotidianità. ‘Nuovi’ significa mai visti da me. Quindi, inizialmente la mia voglia di viaggiare si manifesta con la scoperta della mia città: Torino. A 11-12 anni approfittavo di ogni occasione per fare nuove scoperte: salivo su un tram o su un autobus e andavo fino a un capolinea, scendevo e facevo un breve giro in quel quartiere, poi risalivo e andavo al capolinea opposto. Gli allenamenti d basket erano un’ottima occasione per questo: partivo molto prima del necessario e iniziava ‘l’avventura’. La prima scoperta davvero stupefacente fu questa: la ‘fetta di polenta‘ (scoprii dopo che veniva chiamata così). Il tram passa ancora oggi davanti a questa casa fantastica che un giorno mi costrinse a scendere per andare a vedere cosa diavolo fosse quel palazzo giallo, altro e sottile… Ma lo stupore vero arrivò quando scoprii che il retro, il lato più lontano dal finestrino del tram, era largo più o meno mezzo metro. Wooooow!!! Mi sembrò di avere scoperto un tesoro! Nessuno mi aveva mai parlato di questa meraviglia. Mi avevano parlato della Mole, del Valentino, delle Porte Palatine, di un mucchio di altre cose… Ma nessuno mi aveva mai detto nulla di questa eccentrica casa gialla, alta (9 piani, 7 fuori terra e 2 sotterranei) e sottile come una fetta di polenta piantata nel terreno, a due passi dal Po, quartiere Vanchiglia.
Scoprii poi che era un’opera dell’architetto Alessandro Antonelli, quello della Mole, artista brillante e stravagante, che in questo modo aveva voluto sfidare tutto e tutti realizzando un edificio solido, resistente e abitabile (per dimostrarlo ci visse con la moglie Francesca Scaccabarozzi) pur in uno spazio apparentemente inutilizzabile. Questo spazio era il rimasuglio dell’area occupata da un precedente edificio che correva lungo corso San Maurizio (quello su cui viaggia il tram!) abbattuto per fare spazio a via Giulia di Barolo, che dalla chiesa di Santa Giulia raggiunge il corso. Non gli lasciavano comperare il terreno adiacente? E lui, caparbio e geniale, avrebbe dimostrato che questo non rappresentava certo un problema. Così fece.
Da quel giorno porto lì ogni amico che viene per la prima volta a Torino. Da quel giorno non ho smesso di viaggiare, vicinissimo o lontanissimo secondo quello che le finanze mi permettono, per vedere e scoprire in prima persona: come nessuno mi aveva raccontato della ‘fetta di polenta’, chissà cosa posso scoprire! Ogni luogo permette scoperte continue e visioni soggettive rivelatrici. Un panorama, una pianta, un animale, ma anche un marciapiede o un muro possono dire moltissimo su un luogo e sulle persone che ci vivono.

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