Uluru-Ayers Rock, essenza d’Australia

Uluru è una magìa, non un luogo. Uluru è conosciuto anche come Ayers Rock, ma ormai la definizione inglese è diventata secondaria (dal 2002 anche ‘ufficialmente’). Uluru è quasi al centro dell’isola/continente Australia, a circa 450 chilometri da Ayers Rock nel Northern Territory, e ne racchiude gran parte del fascino: natura selvaggia, colori assoluti, mistero, misticismo, vita ancestrale. Uluru è un monolite, cioè un pezzo unico di pietra arenaria rossa. Anzi, per essere precisi, pur avendo un’altezza di 350 metri dal suolo, pur sprofondando nel terreno per 7 chilometri e pur avendo una circonferenza di 9 chilometri, si tratta soltanto di un piccolo pezzo di un unico immenso monolite che comprende l’altra formazione visibile nello stesso Parco Nazionale, le Kata Tjuta (significa

‘molte teste’: in effetti appaiono come molte teste che spuntano dal bush) e il Monte Connor, lontano qualche decina di chilometri. Il colore di Uluru è rosso, ma durante la giornata, in base alla luce da cui viene colpito, cambia completamente tonalità, passando dal giallo ocra persino al viola (quando piove). Siamo in mezzo al piatto deserto che occupa tutto il centrod ell’Australia, un luogo estremo, caldissimo e freddissimo (d’estate al forno diurno corrsisponde una notte più che fresca, come in tutti i deserti), ma – osservando con attenzione – incredibilmente ricco di vita, animale e vegetale.
Uluru, che in lingua locale significa ‘strano’, è un luogo sacro per gli aborigeni che gli attribuiscono un ruolo fondamentale nel ‘dreamtime’, l’epoca del sogno, o ‘tjukurpa’. Nella mitologia aborigena, qualcosa di molto simile a una religione, il dreamtime è il momento della creazione. Non si tratta di un momento storico preciso, ma dell’epoca che precede la memoria umana raccontata e tramandata con una serie di miti, storie che raccontano la formazione di ogni luogo naturale, di ogni montagna, pozza, caverna, lago, montagna… Tutta la natura che ci circonda – semplifichiamo così – è costituita da una serie di segni lasciati dagli esseri ancestrali (in parte umani, in parte animali come canguri, serpenti, uccelli… o piante), vissuti nel dreamtime appunto. Ebbene: Uluru porta i segni dell’attività di numerose cratureancestrali, che non vengono rivelati ai non aborigeni. Per questo, gli aborigeni preferiscono se non ci si arrampica sulla vetta. L’impresa, comunque, è possibile. Soltanto in certi orari (all’alba) perché le temperature alte, unite al vento possono portare alla morte per problemi cardiaci e disidratazione: le vittime non sono state poche… Nell’arco della stessa giornata è possibile ammirare anche Kata Tjuta. Sono esperienze, visioni, emozioni che non dimenticherete mai.
Nei pressi di Uluru ci sono alcuni villaggi aborigeni e i rangers del Parco sono aborigeni. C’è un aereporto e c’è un paese/resort che si chiama Yulara, dove troverete tutto ciò che vi serve.
Non è difficile arrivare ad Uluru: si parte da Ayers Rock direzione sud, si prosegue per circa 220 chilometri, poi si svolta a destra e si prosegue per altri 200-240 chilometri. Facile, no?

Uluru100

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